Paura delle parole, paura del silenzio

 

Nella vita quotidiana ci capita spesso di essere sommersi di parole…iniziamo al mattino con il telegiornale o con il vociferare del bar o dei mezzi pubblici e fino a sera la costante è essere immersi in un flusso di comunicazioni più o meno piacevoli. Spesso ci troviamo ad intrattenere conversazioni di circostanza che possono lasciarci indifferenti, indisporci, ma anche colpirci per quanto velocemente si riesca ad entrare in sintonia. Ma proviamo a pensare al modo in cui le instauriamo: siamo noi che iniziamo a parlare per primi? In quali situazioni ci capita più spesso di imbatterci in improbabili interlocutori? Come ci sentiamo prevalentemente in quegli attimi di silenzio imbarazzante che tentiamo di coprire?

In certe situazioni il silenzio ci mette in difficoltà e ci rende agitati e lo copriamo di suoni…quando invece la nostra voce interna avrebbe qualcosa da dirci. Metterla a tacere tuttavia è soltanto un’illusione, essa si ripresenta in modi e tempi che non siamo in grado di prevedere e di controllare, come nel caso dei pensieri notturni che ci impediscono di prendere sonno. Provare a regalarsi quotidianamente uno spazio di silenzio è un occasione unica per dare voce alle proprie sensazioni fisiche e a cascata alle proprie emozioni, come alcuni di noi facevano da ragazzi tenendo un diario su cui imprimerle per sempre.

I silenzi possono farci pensare a spazi vuoti soltanto se…non ci prendiamo il gusto di ascoltarli davvero, in tutta la loro estensione sensoriale. Scopriremo così che sono densi di significato, banale per altri, prezioso per noi stessi.

“…l’assenza non è tempo ne’ strada, l’assenza è un ponte fra noi, più sottile di un capello, più affilato di una spada…” Nazim Hikmet

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